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Serpente

Il serpente corrisponde alle nostre energie inconsce oscure che opportunamente risvegliate e dominate, costituirebbero la chiave per l’evoluzione spirituale. Legato alla patrona della fertilità e protettrice delle donne morte di parto.

Il simbolo del serpente è presente in molteplici culture arcaiche sia nella sua forma più semplice che in quelle più complesse (drago) e come tutto ciò”

La Dea Madre cretese veniva rappresentata con i seni scoperti, due serpenti fra le mani e un gatto sulla testa, a evocare le forze rigenerative e la saggezza. Dal punto di vista sciamanico la donna “diventava serpente” per utilizzare i propri poteri e accedere ai misteri del mondo ctonio. Il serpente, richiama inoltre il cordone ombelicale, metafora di ciò unisce tutti gli esseri umani a Madre Terra.
In origine era connesso alle forze primordiali della vita, all’acqua e alla fertilità: secondo la mitologia babilonese il mondo nacque dal corpo della dea serpente Tiamat, Signora degli oceani e delle acque salate. In India i “Nagas” sono spiriti della Natura che vivono nascosti nelle profondità della terra all’ingresso di pozzi, laghi o fiumi. Svolgono le funzioni di custodi dell’immortalità, delle forze rigenerative e della saggezza.
Nelle montagne venete le Anguane sono spiriti femminili che donano l’acqua una delle zone più aride del Cansiglio, il Lamaraz. In Val Camonica, in Lombardia, il serpente è raffigurato nelle famose incisioni rupestri. La tradizione induista ha fatto del serpente uno dei più potenti simboli della Kundalini. Nel Tantrasadbhāva si legge: “ Questa potenza è chiamata suprema, sottile, trascende ogni norma di comportamento. Avvolta intorno al punto luminoso (bindu) del cuore, giace nel sonno, o Beata, in forma di serpente addormentato e non ha coscienza di nulla, o Umā”.
Secondo alcuni autori il serpente corrisponde alle nostre energie inconsce, oscure e velenose, che opportunamente risvegliate e dominate, costituirebbero la chiave per l’evoluzione spirituale. Nel tantrismo, la massima espressione dell’equilibrio universale si trova nella coppia divina, la “Sakti” (polarità femminile) e “Siva” (polo maschile), che completandosi possono sperimentare il tutto indiviso. Questo può avvenire sia in virtù di determinate tecniche psicofisiche, sia con l’ausilio dell’amplesso nei rituali.
Se per Jung il serpente rappresenta la libido che si introverte rigenerando e ispirando l’individuo, Freud lo associa al fallo espressione della forza sessuale maschile.
Più in generale, il serpente è visto come il protettore d’un grande tesoro, la conoscenza nascosta nelle profondità dell’essere.
Il culto segreto di Asclepio, a Epidauro, aveva luogo in una specie di cisterna sotterranea posta al centro di una costruzione circolare (Tholos), composta da tre cerchi concentrici, in cui viveva una grossa serpentessa gialla, dall’aspetto terrificante ma innocuo. Lì si svolgevano rituali atti a guarire, o meglio, liberare l’uomo da problemi fisici e psichici.
Il fatto che il serpente muti la propria pelle, che nasca da un uovo, che dorma fra le sue spire circolari ne fa anche un simbolo di rinascita, emblema della ciclicità del tempo e delle vite.
Presso i Nativi Americani, questo animale assume sia caratteristiche femminili legate alla Luna, che maschili, incarnando il potere del fuoco. Gli Hopi, ogni anno svolgono una danza rituale volta a celebrare l’unione del cielo con la terra e rinnovare la fertilità della natura. Durante il ballo, vengono liberati serpenti vivi per garantire un buon raccolto. La danza del serpente è una preghiera agli spiriti delle nuvole, il tuono e il fulmine, affinché la pioggia scenda sulle colture. Il serpente a sonagli era adorato dai Natchez e dagli aztechi, dove si è trasformato nel dio Quetzalcoatl.

Ma c’era anche una Signora dei Serpenti: Cihuacoatl, patrona della fertilità e protettrice delle donne morte di parto. Aiutò Quetzalcoatl a dare origine all’umanità macinando le ossa delle generazioni umane precedenti e mischiandole con il proprio sangue. In Cile e in Perù, il serpente custodiva i segreti dell’Oltremondo. Tema che ritorna anche presso gli Ittiti, gli Assiri e i Babilonesi e in Egitto, dove il cobra era il custode delle necropoli, Guardiano della Soglia fra vivi e morti. In Africa il principale centro di culto del serpente era Dahomey (nell’attuale Benin) dovei pitoni venivano adorati e rispettati, in quanto incarnazione dei parenti defunti. Nella religione vuduista, è l’emblema dello spirito divino che si avviluppa attorno al cosmo ed adempie al processo mistico della creazione. Tramite le spire la divinità esprime la propria luce, emanando l’universo che permea e nutre in eterno con il suo spirito, il vodun. Danbhala-Wedo è il Grande Serpente, padre dei Loa. Tornando in Europa, i Celti veneravano il serpente in quanto custode della sapienza e guida nei momenti di transizione. Infatti la temperatura del suo corpo dipende da quella del clima a simboleggiare la saggezza necessaria ad orientarsi in base ai cambiamenti della vita. Ritirandosi nei mesi freddi e tornando con l’arrivo del calore, il serpente agli occhi dei druidi, si poneva fra buio e luce, incarnando i segreti del perfetto ritmo delle forze della natura. Nella tradizione ebraica e cristiana il serpente viene considerato come il più astuto di tutti gli animali creati da Dio, tanto da essere paragonato a Satana. Famosa è la figura di Lilith consorte ribelle di Adamo e madre dei demoni, mostro notturno e progenitrice delle Streghe. Lilith è senza dubbio una reminiscenza delle dee Mediorientali demonizzate dalle religioni patriarcali. La sua fama sinistra dipende dal significato attribuito al suo nome: “buia, oscura, nera”. Psicologicamente, l’archetipo della Dea è oscuro basti pensare alla feroce Kali la nera, divinità connessa agli aspetti misteriosi del cosmo e del divino. Ma Kali sconfigge i demoni e libera dagli attaccamenti: ha i capelli sciolti, la pelle scura, riposa su un letto di serpenti (forze trasformative), vive nei cimiteri, porta una collana di teste mozze, è nuda e mostra la lingua. Lingua che rappresenta la caduta di ogni distinzione tra le varie dualità; è interessante notare, che la lingua biforcuta del serpente serve al maschio per captare i feromoni che la femmina emette nell’aria nel periodo dell’ estro, a simboleggiare, l’eterna danza fra le due polarità, indispensabili alla creazione.
In alchimia, il serpente rappresenta il ciclo chiuso delle operazioni che deve essere ripetuto più volte. Talvolta il serpente e il drago hanno una funzione simbolica simile poiché il veleno del serpente ha caratteristiche simili a quelle del fuoco del drago.
Nei sogni il serpente è un simbolo polivalente che racchiude in sé il maschile e il femminile, il principio della scelta, della consapevolezza e proprio per questo induce la possibilità dell’errore. Gli uomini, tentanti nel paradiso terrestre, rinunciano ad un’esistenza beata a favore di un’esistenza mortale. Il serpente è discesa e risalita, morte e rinascita, legato all’elemento acqua della fonte battesimale, che reintegra dal peccato originale, istituito da Gesù e dal Battista che “reggono” i due Solstizi. La comparsa di questo simbolo nel mondo onirico dipenderà dall’educazione religiosa, familiare, e dalla percezione individuale che si ha del rettile. Potrebbe essere il demone tentatore e incarnare istinti animaleschi, o avere un significato attinente alla sfera sessuale.